Massimo Bottura e la sua vita “tristellata”

Sicuramente conoscerlo di persona non è così semplice, ma il suo “personaggio” non sfugge a nessuno. Nel parlarvi della sua storia, vorrei distaccarmi dal Massimo Bottura superstar, per lasciare il posto alla sua persona e alla sua cucina che meglio lo rappresenta.

Massimo Bottura e Modena

Nasce a Modena nel 1962 ed è proprio questa città, e più in generale l’Emilia, ad essergli di ispirazione in ogni suo piatto. La sua carriera inizia nel 1986 al Campazzo, una trattoria che rileva e con la quale ottiene il premio “Cucina Eccellente” dell’Accademia Italiana della Cucina.

Lascia giurisprudenza e il lavoro da grossista di prodotti petroliferi (nell’azienda del padre) per inseguire il suo sogno, senza potersi minimamente immaginare dove sarebbe arrivato. La sua formazione è influenzata da due incontri: Alain Ducasse e Ferran Adrià. Tutto quello che apprende dai due maestri, dal tecnicismo francese
alla cucina molecolare, decide di applicarlo nella sua cucina.

Oltre Modena

Oltre Modena, ha nel cuore anche New York, alla quale dedica anche un piatto, il celebre “Autumn in New York”. È proprio in questa città che incontra il suo grande amore, oltre la cucina; lei è Lara Gilmore, amante dell’arte e della comunicazione ha, fin dall’inizio, creduto nel talento di Massimo Bottura appoggiandolo e supportandolo nei suoi progetti. Come si dice…

dietro ad un grande uomo, c’è sempre una grande donna!

Ecco lei è la sua grande donna.

È il 1995 quando Massimo Bottura decide di trasformare una trattoria tradizionale di Modena nell’Osteria francescana, di cui diventerà chef e proprietario. È qui che propone la sua cucina che affonda le radici nella tradizione emiliana ma allo stesso tempo ti fa dimenticare di tutto, per poi sorprenderti ad ogni assaggio. È una cucina dai sapori decisi che rende credibile ogni piatto.

La sua bravura e la sua creatività sono riconosciute a livello mondiale, tanto che nel 2016 lo Chef si posiziona al primo posto nella classifica The World’s 50 Best Restaurants (nel 2017 si è classificato secondo), oltre alle sue tre Stelle Michelin che detiene dal 2012.
Il 2011 è l’anno di una seconda apertura per lo Chef che, sempre nella sua amata Modena, apre la sorella minore dell’Osteria Francescana, Franceschetta58. Qui c’è un incontro tra le tradizioni culinarie italiane e quelle incontrate in giro per il mondo.

Oggi

Massimo Bottura è uno degli chef più celebri, un’icona di stile per molti brand ed il “sogno” culinario di diverse persone, tanto che c’è chi aspetta un anno per poter degustare la sua cucina. Mi sono resa conto in prima persona di come le persone vengano da tutto il mondo per mangiare da lui, tanto che quando ci sono stata io un solo tavolo su cinque (considerando solo una delle due sale del locale) era “italiano”, il mio per l’appunto!

Parlando con lui, si percepisce come tenga alla sua città che cerca di migliorare sovvenzionando diverse iniziative; ha un profondo legame con Modena.

Il suo essere solidale lo ritroviamo anche nel progetto del Refettorio Ambrosiano, definita da Bottura:

“un dono di bellezza alle anime fragili”

È proprio qui che i più rinomati chef, provenienti da tutto il mondo hanno creato ogni sera un menù diverso utilizzando gli avanzi di Expo, offrendo del buon cibo ai più bisognosi.

Resto profondamente incantata dalla sua persona, un mix di bravura, genialità e creatività ma soprattutto dalle sue parole:

“vivi sempre la tua vita come se fosse un sogno”

Lui aveva un sogno e l’ha realizzato, ma alla domanda “qual è il tuo sogno nella vita?” sono convinta che la maggior parte delle persone non hanno risposta. Se si ha un sogno bisogna cercare di realizzarlo perché altrimenti sarà una grande perdita per tutti. Questo farò io.

ph © osteriafrancescana

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